In un cantiere, quando si apre una scatola di fascette stringitubo, nessuno si chiede se sia « rilsan » o « colson ». Si afferra la fascetta, si stringe, si taglia.
La distinzione tra questi due termini diventa un vero argomento solo quando si deve scegliere un prodotto adatto a una specifica esigenza: resistenza alla temperatura, compatibilità chimica, conformità normativa per un’installazione elettrica. E lì, la confusione di vocaboli può portare a un acquisto sbagliato.
Poliammide 11 contro poliammide 6.6: il vero criterio di scelta per il serraggio
Il termine « rilsan » designa originariamente un materiale, la poliammide 11 (PA 11), sviluppata dalla società francese Organico a partire dall’olio di ricino. È un polimero bio-sostenibile, utilizzato ben oltre il serraggio elettrico: pezzi automobilistici, rivestimenti di tubi offshore, reti tecniche.
Il termine « colson », invece, è un marchio registrato da Legrand. Le fascette Colson sono realizzate in poliammide 6.6 (PA 6.6), una plastica di origine petrolchimica. È questo materiale che si trova nella grande maggioranza delle fascette stringitubo vendute in fornitura elettrica.
Nella pratica quotidiana, quando un elettricista chiede « un rilsan », riceve quasi sempre una fascetta in PA 6.6, non in PA 11. Comprendere le differenze tra rilsan e colson evita di confondere il nome del materiale con il nome del marchio, e soprattutto di selezionare il prodotto giusto in base all’ambiente di installazione.

Resistenza alla temperatura e resistenza chimica: dove il materiale fa la differenza
È sul campo, di fronte a condizioni difficili, che la distinzione tra PA 11 e PA 6.6 acquista significato. Le due poliammidi non reagiscono allo stesso modo.
Comportamento termico
Il PA 6.6 (tipo Colson) resiste a un ampio intervallo di temperature, adatto alla maggior parte delle installazioni interne ed esterne comuni. Il PA 11 mantiene la sua flessibilità a temperature più basse, il che lo rende pertinente in ambienti freddi o soggetti a cicli termici marcati.
In caldaia, in controsoffitto tecnico sopra un’illuminazione alogena, o all’esterno esposto al gelo, la scelta della poliammide non è da sottovalutare. Una fascetta standard in PA 6.6 può diventare fragile dopo diverse stagioni di gelo-scioglimento se la qualità non è all’altezza.
Resistenza agli agenti chimici
Il PA 6.6 resiste bene agli oli, ai grassi e alla maggior parte dei solventi comuni. Il PA 11 offre una migliore resistenza all’idrolisi (degradazione da parte dell’acqua a lungo termine), il che spiega il suo impiego in settori come l’offshore o le reti interrate.
Per un’installazione elettrica domestica o terziaria classica, il PA 6.6 copre quasi tutte le esigenze. Si riserva il PA 11 per i casi in cui l’umidità permanente o l’esposizione chimica escono dall’ordinario.
Norma IEC 62275 e serraggio elettrico: cosa è cambiato per le fascette
Le fascette di serraggio utilizzate come supporti di cavi in installazione elettrica sono ora coperte dalla norma internazionale IEC/UL 62275. Questa norma specifica i test meccanici, la resistenza al fuoco e le condizioni d’uso dei sistemi di gestione dei cavi in plastica.
In concreto, una fascetta venduta per serraggio decorativo o imballaggio non soddisfa le stesse esigenze di una fascetta destinata a mantenere cavi su un percorso di cavi in un locale tecnico. Solo le fascette esplicitamente qualificate secondo questa norma garantiscono la conformità di un’installazione rispetto ai requisiti della NF C 15-100 in materia di percorso e supporto.
Questo punto è spesso ignorato. Si acquista un sacchetto di fascette in un grande magazzino di bricolage per cablare un quadro, senza verificare la menzione normativa sull’imballaggio. In ristrutturazioni totali o in nuove costruzioni, i requisiti rafforzati della NF C 15-100 sul percorso dei cavi impongono di fatto fascette conformi, siano esse in PA 6.6 o in PA 11.

Criteri di selezione di una fascetta di serraggio per un’installazione elettrica
Invece di scegliere tra « rilsan » e « colson » per abitudine, si guadagna tempo ragionando per vincoli. Ecco i parametri che orientano la scelta sul campo:
- Larghezza e lunghezza della fascetta: un fascio di cavi spesso richiede una fascetta più larga per distribuire la pressione senza rischiare di tagliare la guaina. Si dimensiona la fascetta in base al diametro del fascio, non viceversa.
- Ambiente di installazione: interno secco (il PA 6.6 standard è sufficiente), esterno esposto ai raggi UV (fascetta nera stabilizzata UV obbligatoria), ambiente umido permanente o chimico (PA 11 o inox a seconda dei casi).
- Funzione della fascetta: raggruppamento semplice di cavi, fissaggio su un supporto (fascetta a base), identificazione di circuiti (fascette colorate). Ogni uso ha un prodotto adatto.
- Conformità normativa: per qualsiasi installazione soggetta alla NF C 15-100, verificare la qualificazione IEC 62275 del prodotto.
I feedback variano sulla durata delle fascette a basso costo di fronte ai raggi UV. Su installazioni esterne, alcuni elettricisti segnalano una degradazione visibile dopo due o tre anni, mentre una fascetta nera stabilizzata UV di marca dura decisamente più a lungo.
Fascetta riutilizzabile o fascetta standard: una scelta spesso trascurata
Un ultimo punto raramente affrontato: le fascette a apertura ripetuta. I modelli classici sono autobloccanti e monouso. Una volta serrata, si taglia l’eccedenza ed è finita. Per modificare il fascio, è necessario tagliare la fascetta e metterne una nuova.
Esistono fascette con linguetta di sblocco, riutilizzabili, pratiche in fase di prototipazione o di messa in servizio quando i cavi si muovono ancora. Questi modelli costano di più all’unità, ma si trovano sempre più spesso in scatole e armadi elettrici dove si sa che sarà necessario intervenire.
- Fascetta autobloccante standard: uso definitivo, costo contenuto, ideale per installazioni terminate.
- Fascetta riutilizzabile (a linguetta): adatta per armadi evolutivi, prototipi, ambienti che richiedono interventi frequenti.
- Fascetta a base: fissaggio su supporto tramite viti o adesivo, utilizzata per guidare un percorso di cavi lungo una parete.
Il termine « rilsan » o « colson » non dice nulla di queste funzionalità. Ciò che conta è il materiale, la larghezza, la norma e il tipo di bloccaggio. Una fascetta ben scelta protegge l’installazione tanto quanto il cavo che mantiene.



